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Pubblicato by il apr 3, 2019 in Articolo slideshow, News |

Luca Messina e la sua prima volta alla NORDENSKIOLDSLOPPET in Svezia. 220 km di amore per lo sci nordico !

Luca Messina e la sua prima volta alla NORDENSKIOLDSLOPPET in Svezia. 220 km di amore per lo sci nordico !

Pubblichiamo con molto piacere una E-mail ricevuta dal grande amico del Master Tour LUCA MESSINA che ci ha raccontato la sua bellissima esperienza in Svezia nella marathon di 220 km.

Beh, è stata un’esperienza straordinaria e sono fiero di essere riuscito a concluderla. Alle 6, all’imbocco di un lago gelato, a Purkjaur, la partenza… La gara è una cosa pazzesca e veramente un’avventura grande ed incerta.

Gli elementi si scatenano in modi, per noi, non consueti: il vento soffiava a 30/40 km orari contrario per i primi 100 chilometri (l’andata); per quattro ore nella prima mattinata, inoltre, nevischiava in modo pungente: il vento spazzava la pista, cancellava a tratti la traccia o la riempiva, la neve contribuiva, felpata, a rallentare la marcia. Ci è voluta infinita determinazione e pazienza a raggiungere il Km 100 ed il giro di boa. Tra parentesi: un terzo del tracciato si snoda lungo le sponde di laghi gelati ed in quei tratti sei assolutamente esposto al vento e la fatica, per procedere a due terzi della tua velocità di crociera, è terribile e demoralizzante.

Al ritorno, lo scotto di tracce labili da individuare per i passaggi dell’andata, per l’azione del vento e l’effetto della neve caduta, oltre ad un certo innalzamento termico (uscito il sole la temperatura è stata nel pomeriggio 2/3 gradi sopra lo zero), hanno comunque ostacolato il procedere nonostante il vento, un po’ calato, spirasse adesso a favore.

All’imbrunire è stato il momento mentale di stringere i denti e prepararsi per gli ultimi 60 da affrontare infreddoliti dalla stanchezza per le tante ore di attività e da un freddo che, sui laghi, si annuncia fin dall’inizio più umido e penetrante di quanto accada da noi (forse qualche sera al lago di Tesero con -12° potrebbe ricordare la sensazione). Un sacco per il cambio, posizionato al ristoro del Km158 “risolve” la situazione: ci si cambia, si aggiunge uno strato più caldo, si riceve una minestra calda (che trovi comunque deliziosa alle 18:30 dopo 12 ore e mezzo di tormenti), ti installi la lampada sulla capoccia in attesa che il tramonto ti cali definitivamente nelle tenebre. E via! Se tutto va bene ci vorranno almeno 4 ore per finire…  La pista si snoda fino al 200esimo sul  bastone che abbiamo percorso all’andata.

Gli ultimi 20km, l’animo si alleggerisce e spicca il volo, ne ha bisogno!…ma, c’è un ma molto grosso: la pista, sadica, piega nella direzione sbagliata (si torna indietro) per un paio di chilometri poi, finalmente, un tornante ti ridà l’impressione felice di dirigere verso Jokkmokk, il paese dove è situato il traguardo.

Non è finita ahimè! Dal chilometro 210 il tracciato ti snocciola il count down: tutta la gara hai tabelle ogni dieci chilometri mentre adesso ce n’è una ogni chilometro.

Aggiungici che gli ultimi chilometri sono ricavati su una “pista” quasi mai frequentata in questo periodo il cui fondo per gelo e disgelo o per il fatto di trovarsi su un lago è costituto da una lastra di ghiaccio infida su cui è estremamente incerto il procedere e l’equilibrio. Gli ultimi 7 chilometri poi sono da tragendia: tre chilometri di discese strette, arrangiate alla bell’e meglio su un fondo ghiacciato (proprio ghiaccio vivo per decine di metri in più punti) e poi un toboga in discesa fino al 30% di un mezzo chilometro in mezzo al bosco che gli stessi addetti all’ultimo ristoro ci hanno raccomandato di affrontare con estrema prudenza.

Ma la caduta è comunque fatale, soprattutto con quella stanchezza nelle gambe; io personalmente ne colleziono un paio che mi fanno imprecare e istillano la paura che senza un’ enorme prudenza ed attenzione potresti farti veramente male e compromettere l’esito del tuo sogno.

Alla fine, perché è giusto e te lo sei meritato, dopo un paio di chilometri arabescati con le ultime energie nello stadio del fondo di Jokkmokk, laggiù, in fondo all’ultimo rettilineo, c’è la lignea arcata country del traguardo della Nordenskiöldsloppet!!

Ce l’ho fatta!! ENORME! Incredulità e commozione…

Brevemente, dopo, emerge alla coscienza la valutazione che, per quanto sono magro e normalmente soffro il freddo, le temperature, che potevano essere estremamente più rigide, mi abbiano benedetto e risparmiato; un altro caposaldo di cui mi approprio con fierezza è che la preparazione pazzesca ( fino a 5 uscite a settimana e ripetizione 4 volte di set di tre giornate consecutive in cui totalizzavo tra 180 e 210km: tipo 60+80+50 oppure, e questo è stato il massimo, 120+40skating+50double pooling) alla fine ha pagato e fisicamente, pur non sentendomi un fiore, sto bene e non ho particolari risentimenti(!!)

CHE DIRE LUCA … BRAVO !